IL REDDITO DI CITTADINANZA

Il Ministro del Lavoro, Di Maio, a margine della presentazione della nota di aggiornamento al DEF, ha annunciato che al reddito di cittadinanza verranno destinati 10 miliardi di euro, coinvolgendo 6 milioni di italiani che vivono in condizioni di povertà.

Le ipotesi tecniche per ora allo studio prevedono un contributo economico pari a 780 euro mensili per tre anni, con possibilità di proroga.

I 780 euro sono stati determinati considerando un cittadino single, dunque per situazioni diverse si attiverebbe un meccanismo di integrazione, in particolare:

per i pensionati dovrebbe essere necessario, secondo i tecnici, sommare in media circa 300 euro alla pensione minima o a quella sociale;
per un disoccupato o un lavoratore sotto la soglia di povertà, che percepiscono già forma minimale di reddito, i tecnici stimano saranno necessarie integrazioni pari a circa 480 euro medi mensili.

Reddito di cittadinanza: come funziona, requisiti e ultime notizie

Reddito di cittadinanza a chi spetta e requisiti
Per accedere al reddito (quando sarà attivo) sarà necessario rispettare i seguenti requisiti:

essere maggiorenni;
ricerca attiva del lavoro;
completamento di percorsi di formazione;
disoccupazione involontaria;
avere un reddito famigliare sotto la soglia di povertà che in Italia è calcolato a 780 euro mensili, importo che come visto cambierebbe poi anche in base al numero di familiari.
Una delle premesse con cui nasce il reddito è proprio quella di riposizionare il lavoratore tramite percorsi guidati, così da migliorarne conoscenze e semplificare l’inserimento nel mondo del lavoro.
Fondamentale rendersi disponibili nella fase di ricerca lavoro e soprattutto accettare le nuove posizione proposte. Si ha la possibilità di rifiutare tre proposte, così da trovare una situazione quanto più positiva ed adatta. Il terzo rifiuto comporterà la cessazione del reddito e quindi del sussidio. Non dimentichiamo che lo scopo ultimo del reddito è di permettere alle persone coinvolte di ritrovare quanto prima un lavoro e conseguentemente riottenere una situazione economica adeguata ed indipendente.

Il governo ha identificato i Centri per l’impiego (Cpi) quali enti per la presa in carico e la gestione del sussidio. Per questo motivo sono stati previsti fondi iniziali per 1,5 miliardi di euro per il potenziamento dei Cpi le cui performance al momento sono ritenute piuttosto deludenti.

Reddito di cittadinanza in Europa ed il caso Danimarca
Ecco alcuni dei sistemi che trovano già applicazione nei principali paesi europei:

Reddito Minimo Garantito: ogni cittadino (occupato e non) dovrà ricevere una somma pari alla differenza tra il reddito minimo garantito ed il suo reddito. Facciamo un esempio, ipotizziamo che il reddito minimo garantito sia di 1.500 euro mensile e con il tuo lavoro tu riesca a portare a casa uno stipendio di 1.200 euro mensili: dovrai ricevere la differenza di 300 euro.
Reddito di Cittadinanza Incondizionato: prevede che ogni individuo riceva una somma di denaro a prescindere dal suo reddito. Al momento è attivo con importi modesti in Alaska.
In base al valore del sussidio previsto e alle caratteristiche è possibile identificare 3 categorie distinte:

Reddito minimo o di cittadinanza basso: il supporto è minimo e ridotto.
Sistemi del genere sono in vigore in Romania, Polonia, Slovenia, Malta, Cipro, Estonia, Lituania, Lettonia e Bulgaria;
Reddito minimo o di cittadinanza medio: il livello di sostegno non raggiunge i picchi degli stati più sviluppati in tal senso, ma permette un aiuto importante ai cittadini che lo ottengono.
Regno Unito, Malta, Cipro, Spagna, Repubblica Ceca, Ungheria, Irlanda, Romania, Slovacchia, Polonia, Portogallo e Slovenia sono le Nazioni in cui risultano attivi tali regimi;
Reddito minimo o di cittadinanza avanzato: un sistema di coperture esteso e molto ampio, in grado di dare un sostegno rilevante a chi ne faccia richiesta.
Fanno parte di questa categoria: Danimarca, Olanda, Belgio, Germania, Finlandia, Svezia, Austria, Francia e Lussemburgo.
Tra i paesi segnalati risultano interessanti i casi del Regno Unito, dove il sussidio è illimitato e destinato a chi ha un lavoro part-time o vive al di sotto della soglia di povertà, e della Germania, a cui ai sussidi economici per disoccupati, pensionati o persone in difficoltà si affiancano anche aiuti per affitto e riscaldamento.

Tra i tanti però, il caso forse più eclatante ed esplicativo è rappresentato dalla Danimarca. Il sistema in atto da tempo nel paese scandinavo è una delle forme di sostegno alla povertà meglio realizzate. Il contributo mensile per chi supera i 25 anni è di ben 1.325 euro (senza contare l’eventuale aiuto per l’affitto), mentre per chi ha famiglia può toccare i 1.760 euro. Contributi vicini, se non più alti, di molti stipendi proposti qui in Italia.